Spioni, Bettino e la storia dei falsi dossier

6 05 2007

Spioni, Bettino e la storia dei falsi dossier
Il vizietto, tutt’altro che «assurdo», dello spionaggio illegale degli avversari politici, ha una lunga tradizione nell’Italia democratica post unitaria. Gaetano Salvemini ha scritto memorabili pagine nel suo Il governo della malavita riferito al Gabinetto del liberale di Dronero Giovanni Giolitti. Ma a quei tempi questa illecita attività veniva svolta con mezzi rudimentali, direi manuali, de visu, attraverso infiltrati, che servivano il potere costituito come nelle roventi settimane del settembre del 1864 quando, segretamente, era stato deciso il trasferimento della capitale da Torino a Firenze.L’allora presidente del Consiglio Marco Minghetti ed il suo ministro dell’Interno, Ubaldino Peruzzi (futuro sindaco di Firenze), fecero spiare tutti, dal sindaco della città il marchese Luserna di Rorà, ai parlamentari dell’opposizione, ai giornalisti come Giovanni Botero, fondatore del quotidiano l’Opinione eppoi direttore della Gazzetta del Popolo, servendosi di agenti provocatori reclutati anche tra la malavita, concorrendo a produrre la prima strage di Stato dell’Italia unificata, con decine e decine di poveri cristi massacrati nelle centralissime piazza San Carlo e Castello.


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